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Anonimo ha chiesto: Racconti qualcosa?

ilvuotofapartedime:

assenzadiemozioni:

Sì.

Sottolineo il fatto che ho preso il PC per rispondere a questa domanda. Quindi amami, anon.

Comunque, questa cosa che sto per raccontare non l’ho mai detta a nessuno. Né ai miei “amici”, né a nessun altro. Non ne ho mai parlato su Tumblr, ma ora credo sia passato abbastanza tempo.

Qualche settimana fa, come sapete, ero in vacanza. Alloggiavo in un villaggio, e mi stavo alquanto deprimendo e annoiando perché era il sesto giorno e si erano già formati tutti i gruppetti. Io, ovviamente, non avevo fatto amicizia con nessuno, né tantomeno rivolto la parola a qualcuno, se non i miei genitori.

Era venerdì mattina ed ero sotto l’ombrellone a darmi un tono mentre leggevo “Noi siamo infinito” in inglese. (Fra parentesi, COMPRATE quel libro. COMPRATELO. In italiano o in inglese non importa, leggetelo e basta).

Gli altri ragazzi giocavano a pallavolo sulla riva, e le ragazze erano lì a farsi foto e a parlare di cazzi vari (letteralmente, suppongo).

Ad un certo punto riposi il libro nella borsa per mettermi su Tumblr a rebloggare qualcosa.

Alzando lo sguardo notai una ragazza.

E cavolo, stava facendo la mia stessa cosa. Era seduta, proprio come ero seduto io, e leggeva. Leggeva anche lei. Lo stesso libro. Anche lei in inglese.

Fu una cosa che mi colpì tantissimo. Non avevo mai visto una ragazza della mia età leggere in spiaggia. IN INGLESE, PER GIUNTA. E “NOI SIAMO INFINITO”, non “50 sfumature”.

Decisi di mettere da parte la timidezza e mi avvicinai a lei con il libro sottomano.

Non volevo provarci, in realtà. Avevo solo intenzione di conoscerla meglio, capire perché non stesse parlando con le altre ragazze, proprio come me.

Lei era immersa nella lettura, notai che era al capitolo precedente rispetto a quello che stavo leggendo io. Si accorse che mi ero seduto accanto a lei, sul suo lettino, ma non alzò lo sguardo. Forse era timida. E per me era una cosa grandiosa, un’altra ragazza mi avrebbe già cacciato in malo modo.

«Anche tu leggi in inglese?» le domandai.

Lei chiuse il libro, la pagina già piegata per ricordarsi a che punto er’arrivata.

«Sì, anche tu?»

Quando le mostrai il libro rimase un po’ sconvolta. E giustamente, aggiungerei io.

«"Come mai non sei con le altre ragazze?», le chiesi io sorridendo. Volevo trasmetterle tranquillità. Non volevo che si sentisse giudicata, davvero: in fondo lei avrebbe potuto farmi la stessa domanda. A me interessava solo sapere perché le altre ragazze la escludessero. O perché lei si escludesse dalle altre ragazze.

Arrossì e mi rispose a voce un po’ più bassa di prima. «Non lo so, non ho legato molto con loro. Non ho trovato nessuno come me, qui. Nessuno che preferisca il leggere al farsi foto.»

«Ora l’hai trovato», le risposi io.

Sorridemmo e ci guardammo negli occhi. Lì notai che aveva degli occhi stupendi. Non saprei dire di che colore fossero: erano marroni, ma alla luce del sole assumevano un colore che era un misto fra il verde e l’azzurro. Meravigliosi.

Nessuno parlò per qualche istante, anche perché eravamo imbarazzati.

«Io sono *ilmionomefigo*», le dissi. Le porsi la mano. Lei mi disse il suo e strinse la mia.

Notai che i suoi genitori stavano tornando, dopo aver fatto il bagno. Sorrisi e le dissi che ci saremmo visti in spiaggia, quel pomeriggio. Poi tornai sotto il mio ombrellone, e, dopo dieci minuti, in camera.

Quel giorno lessi altri tre capitoli del libro, pensando a lei.

Di pomeriggio, in spiaggia, lei non c’era. Iniziai a pensare che fosse tornata a casa, sebbene le partenze e gli arrivi nel villaggio erano di sabato.

Non c’era, e non c’erano nemmeno i suoi genitori. 

Ma la sera, eccola lì. Per fortuna c’era ancora.

La vidi da lontano. Erano le 22:00, ed era accanto ad un’auto. L’auto dei suoi, suppongo.

In spiaggia avevo visto che aveva un iPhone 5 nero. Ora lei era di spalle rispetto a me, e così, anche se in lontanza, mi accorsi di una cosa: era sulla dash di Tumblr. 

Era proprio come me.

Non era la tipa da foto e cazzi vari, preferiva leggere (in inglese, E QUESTO E’ UN DETTAGLIO IMPORTANTE. IN INGLESE), e passava le serate su Tumblr.

La mia anima gemella?

Non lo so, in realtà. So solo che quando si girò e si accorse di me mi sorrise e si avvicinò. Mi abbracciò e mi disse “grazie”. Fu un abbraccio lungo, forse durò qualche minuto. Per me esistevamo solo io e lei, ed è una cosa che non sono sicuro di aver provato anche per qualcun’altra.

Si accinse a darmi un bacio sulla guancia, mai io mi girai e riuscii a strapparle un bacio sulle labbra. A stampo, in realtà. Le nostre labbra si toccarono per due secondi, forse meno. Ma fu bellissimo. Profumava di buono, lo ricordo ancora.

Qualche giorno fa nell’aria ho sentito il suo profumo. Ho provato una sensazione strana.

Quel baciò la imbarazzò, forse. Lei sorrideva, ma andò via ed entrò in macchina senza dire nulla.

Io ero felice. Non sapevo se sarebbe tornata a casa il giorno dopo o la settimana successiva, ma di sicuro avevo almeno altre 12, 15 ore da passare insieme a lei.

Ora era solo uscita con i suoi genitori. Per andare a fare un giro sul lungomare, pensai. Sarebbe tornata fra qualche ora, l’avrei rivista il giorno dopo. Tornai dai miei e mi sentii sereno.

Ma è proprio vero che le cose belle non durano per sempre.

Quella fu la seconda e l’ultima volta in cui la vidi.

Tornò a casa quella sera, probabilmente i suoi genitori avevano deciso di non usare anche l’ultima mezza giornata a loro disposizione, ossia quella di sabato.

L’ho aspettata. L’ho aspettata tanto. Ho continuato a fissare il suo ombrellone fino al giorno della mia partenza, la settimana successiva.

E quando ho finito il libro mi sono sentito strano, come se avessi perso l’unica cosa che mi legava a lei.

Quel libro è ancora qui, sulla mia scrivania. Insieme agli altri.

Non ho più il coraggio di rileggerlo.

Ah..